LE VARICI – LA TERAPIA ELASTOCOMPRESSIVA


Quando compaiono alterazioni funzionali del sistema venoso superficiale, dove l’incontinenza valvolare diventa causa di reflusso e quindi di possibili complicanze come varici, flebiti, varicoflebiti, tromboflebiti, flebo trombosi (circolo venoso profondo), ulcere cutanee, allora l’imperativo per il medico diventa quello di eliminare radicalmente il suddetto reflusso.

 In molti testi risalenti alla civiltà egizia, greca e romana si fa riferimento all’utilità della terapia elastocompressiva. L’utilità del bendaggio è tuttora confermata dalle più importanti scuole flebologiche internazionali.

 Lo scopo della elastocompressione è quella di favorire il deflusso ematico e di ridurre la stasi e, quindi di prevenire la formazioni di coaguli.

 In base alla Legge di Laplace P = T/r; la Pressione è direttamente proporzionale alla Tensione che il tessuto del bendaggio esercita sull’arto ed inversamente proporzionale al raggio di curvatura della superficie compressa. Nel caso del bendaggio sono tuttavia importanti anche il numero delle spire e l’altezza della benda, pertanto la Pressione di compressione della benda elastica aumenta all’aumentare della sua Tensione e del numero delle spire e diminuisce all’aumentare del raggio dell’arto e dell’altezza della benda. Da quanto esposto è chiaro che, a parità di tensione, la Pressione del bendaggio è tanto minore quanto maggiore è il diametro dell’arto per cui è massima alla caviglia e minima alla coscia.

I meccanismi d’azione e le conseguenze cliniche della terapia compressiva in flebo linfologia possono essere sinteticamente riassunti in:

-azione sul sistema venoso superficiale e profondo;

-azione sul volume ematico;

-azione sui tessuti;

-azione sul compartimento microvasculotessutale;

-azione sul trombo venoso.

 La compressione esercitata sugli arti inferiori provoca la riduzione del calibro venoso, il conseguente migliore collabimento dei lembi valvolari sani e la riduzione dei reflussi patologici.

Il bendaggio riduce, inoltre,il volume ematico dell’arto inferiore di circa il 45% in posizione coricata e del 62% in ortostatismo, con un aumento significativo del riempimento ventricolare destro.

Durante la deambulazione questi effetti, sommati al potenziamento della spremitura delle pompe venose (piede e polpaccio) provocano un aumento della velocità di flusso venoso (fino a 5 volte) e linfatico con riduzione del reflusso e quindi della stasi.

Bende e calze elastiche

 Le più importanti proprietà delle bende e dei tutori elastici sono rappresentate dalla elasticità, dalla rigidità e dalla estensibilità o allungamento.

Le bende si suddividono in:

  • Bende poco estensibili o a corto allungamento (estensibilità < o uguale 70% della lunghezza iniziale)

Sono bende di contenzione pura in cui l’azione viene svolta soprattutto durante la sistole muscolare deambulatoria e non durante la diastole muscolare; sono bende che determinano una pressione di lavoro superiore alla pressione di riposo, e quindi ben tollerate a riposo. Esercitano una pressione efficace sui distretti profondi e sono in grado di ridurre rapidamente condizioni edemigene di svariata origine.

  • Bende elastiche o ad allungamento medio (tra il 70 ed il 140%)

Si caratterizzano per esercitare pressioni a “riposo” con uno scarto tra queste e quelle di lavoro inversamente proporzionale alla loro elasticità,e di solito devono essere rimosse a letto perché non tollerate. Esse mantengono una pressione continua, relativamente indipendente dall’attività muscolare, sul sistema venoso superficiale.

  • Bende adesive e coesive

Si tratta di bende a corta-media elasticità che sono in grado di aderire, mediante collanti acrilici o colla all’ossido di zinco, alla cute e a se stesse (bende adesive) o solo a se stesse (bende coesive).

Sono in commercio anche bende adesive Ipoallergeniche e Bende a Gel di Zinco (impregnate da ossido di Zinco).

 

 Caratteristiche delle bende (Pizzocari)

 

Elastiche

Anelastiche

Comprimono il sistema venoso sia a riposo che durante la contrazione muscolare.

Comprimono il sistema venoso soprattutto durante la contrazione muscolare.

Hanno un basso differenziale tra la P di lavoro e la P di riposo.

Hanno un alto differenziale tra la P di lavoro e la P di riposo.

Esercitano una P continua e possono causare ischemia.

Comprimono la cute solo durante la contrazione muscolare e non causano ischemia

Non devono essere mantenute per periodi superiori alla 24/48h

Possono essere mantenute per molti giorni

Devono essere rimosse durante la notte

Possono essere mantenute durante la notte

 

Un corretto bendaggio si esegue, innanzitutto, escludendo la presenza di arteriopatie, a paziente disteso con arto in eversione (lato esterno del piede verso l’alto). Si inizia a bendare l’arto dall’estremità distale a quella prossimale e si effettua il bendaggio della gamba destra in senso orario e di quella sinistra in senso antiorario. Le concavità retro e sottomalleolari vanno riempite altrimenti rimangono senza compressione. Nel caso sia usata una benda non adesiva a bassa elasticità, è necessario applicare una sottobenda coesiva per evitare lo scivolamento della benda. D’altra parte nel caso sia usata una benda adesiva, questa non deve mai essere applicata direttamente sulla pelle. Per assicurare una pressione progressivamente decrescente è importante applicare a tutta la benda la stessa tensione, salvo che non ci si trovi al cospetto di una gamba cilindrica. In questo caso si deve diminuire la tensione mentre si procede verso il ginocchio.

Indicazioni al bendaggio elastocompressivo

 Ad alta elasticità:

– Varicorragia.

– Dopo Stripping, Varicectomia o CHIVA.

– Dopo una seduta di Scleroterapia. Anche se molti operatori in questo caso utilizzano un batuffolo di cotone ed un cerotto elastico o una calza riposante o terapeutica (classe I)

– Nella Profilassi della Trombosi Venosa Profonda. Anche in questo caso si può usare la benda Elastica.

 A bassa elasticità:

– TVP

– Varicoflebite e Tromboflebite superficiale

– Edemi di origine venosa o linfatica

– Ulcera Flebostatica

– Sindrome del “colpo di frustra”

– Dopo sclerosi della cross e di grassi tronchi venosi

– Dopo sclerosi di varici collaterali e isolate

– Dopo sclerosi di varici reticolari. In questo caso il bendaggio può essere sostituito da collant di classe I o II

– Dopo scleroterapia di teleangectasie. Consigliabili anche cal- ze e collant classe I o calze riposanti.

– Dermatite da stasi

– Atrofia bianca

– Ipodermite acuta e cronica

Calze elastiche

 Le calze che sono costruite con fibre elastiche, che dichiarano pressioni in Den (Denari) o non garantiscono pressioni definite e degressive, sono da definire semplicemente calza elastica.

Calza elastica terapeutica o medicale

 Sono calze il cui filato è lavorato a maglia. Per essere definite terapeutiche devono rispondere a determinati parametri definiti da rigide normative. Garantiscono un’elastocompressione come un bendaggio ad alta elasticità secondo gradienti predefiniti e decrescenti in senso prossimale. Sono prodotte con differenti gradi di compressione espressi in millimetri di mercurio alla caviglia. Devono essere prescritte dallo specialista che indicherà il modello, la taglia ed il grado di compressione. I modelli disponibili sono: gambaletto, calza a mezza coscia, monocollant, collant, collant gestante, calza antitrombo. Garantisce una pressione definita e degressiva lungo l’arto, entro certi parametri, stabilita a seconda della classe compressiva, disponibile in vari modelli e misure.

 

 Calza elastica di sostegno

 Svolge un’azione preventiva rispetto alla malattia varicosa nei soggetti predisposti per familiarità o in presenza di fattori di rischio come obesità, sovrappeso, sedentarietà, stitichezza, gravidanza, lunghi viaggi in aereo, ortostatismo prolungato. Sono prodotte, anche queste, in diversi gradi di compressione alla caviglia. Garantisce una pressione in mmHg alla caviglia e/o negli altri punti dell’arto inferiore, mantenendo una regressività pressoria certa dal basso verso l’alto.