TRATTAMENTI E TECNICHE CHIRURGICHE – L’IDROLIPOCLASIA ULTRASONICA A 3 MHZ (ILCUS)


Si utilizza un apparecchio costituito da una centralina generatrice di ultrasuoni e da una sonda attraverso la quale avviene l’emissione. L’onda ultrasonica incide sul materiale biologico con una potenza proporzionale all’intensità degli ultrasuoni determinando tre effetti:

  1. Micromeccanici: si verifica spostamento, rottura e variazione di forma delle molecole biologiche, il processo più comunemente rappresentato è la denaturazione proteica.

  2. Termici: l’energia potenziale delle cariche elettriche in movimento viene in parte ceduta sotto forma di calore. Si determina denaturazione proteica e perdita delle funzioni cellulari.

  3. Cavitazione: si verifica quando la pressione assoluta in un determinato punto di un liquido diviene inferiore alla tensione di vapore del liquido stesso si ha la formazione di minute bollicine di vapore e di aria all’interno del liquido e si realizza una vera esplosione del micro bolle che determina danno alle strutture circostanti (ad esempio tessuto adiposo). L’applicazione su un materiale biologico imbibito di acqua determina un notevole danno non per cavitazione di materiale biologico, ma per esplosione delle micro bolle prodotte dalla cavitazione dell’acqua presente.

 Le strutture più delicate saranno più facilmente danneggiate rispetto a quelle più resistenti (connettivi, osso). Il fascio a ultrasuoni a 3MHz, per il rapporto inverso tra frequenza e penetrazione, si ferma agli strati superficiali dello spessore cutaneo (ipoderma). Comunque particolare attenzione deve essere posta nel trattare i distretti anatomici vicini o soprastanti organi o parenchimi che possono essere danneggiati. Per poter programmare un intervento terapeutico adeguato con questa metodica è quindi essenziale una diagnostica accurata sia clinica che ecografica.

Si possono trattare zone di adiposità localizzata in eccesso, in particolare le regioni peritrocanteriche, dei fianchi, la faccia interna delle ginocchia. Con un pennarello dermografico viene delimitata la zona da trattare: vengono delimitate due aree simmetriche di circa 20 cm2. Per la preparazione della soluzione da iniettare, immediatamente prima dell’applicazione esterna della sonda, si utilizza soluzione fisiologica sterile (sodio cloruro allo 0,9%) e anestetico locale (lidocaina al 2%). In una siringa monouso da 20cc si aspirano 1 cc di anestetico locale e 19 cc di soluzione fisiologica. Sulla siringa si monta un multiniettore monouso circolare a cinque ugelli su cui si inseriscono aghi 30 G della lunghezza di 4-6 mm che vengono infissi nella zona delimitata e disinfettata. Si iniettano lentamente 2 cc della soluzione; poi si estraggono gli aghi, si tampona la zona trattata. Si ripete l’operazione per altre nove volte o comunque fino a coprire la zona da trattare, si cosparge la zona trattata con gel conduttore. Si applica quindi la sonda sulla cute della zona infiltrata e si inizia l’emissione di ultrasuoni alla frequenza di 3 MHz e con una potenza di 3 watt/cm2. La sonda di emissione deve essere mossa lentamente sul gel conduttore e i n modo da coprire tutta la zona infiltrata, passando e ripassando più volte fino allo scadere del tempo (20 minuti per 10 infissioni).

La frequenza del trattamento è settimanale per un totale di venti sedute circa; la fuoriuscita dei trigliceridi dagli adipociti frammentati potrebbe, tuttavia, indurre un sovraccarico epatico; per ovviare a questo inconveniente le sedute terapeutiche potrebbero essere distanziate due settimane. I trigliceridi raccolti dal sistema venoso e linfatico di ritorno raggiungono la grande circolazione; in massima parte vengono eliminati dall’emuntorio renale, una parte raggiunge il fegato dove vengono coniugati a formare lipoproteine. Nei giorni successivi al trattamento si consiglia al paziente un’attività fisica. È utile bere almeno 1-2 litri di acqua al giorno, dal momento che una diuresi adeguata può contribuire significativamente alla riduzione della condizione iperplasica. Un drenaggio linfatico manuale può favorire il deflusso dei lipidi raccolti dal sistema linfatico.

Gli effetti collaterali sono praticamente assenti. Raramente può esitare un edema lieve della zona trattata della durata di 2-3 giorni. Questa metodica è controindicata nella PEFS e nelle aeree in cui sottostanno parenchimi nobili (ad esempio addome femminile in proiezione delle ovaie). Inoltre nelle epatopatie, dislipidemie (ipertrigliceridemia, ipercolestero-lemia). Da qui la necessità di valutazioni ematochimiche prima di iniziare il trattamento.